qui di seguito vengono esposte alcune informazioni, tratte dal sito del Comune di Santa Teresa Gallura, sull'area archeologica che visiteremo in occasione dell'uscita di domenica 15 aprile.
Il complesso di Lu Brandali
L'insediamento nuragico di Lu Brandali è sviluppato ai piedi e lungo le pendici di un promontorio granitico sul quale insistono i resti di un nuraghe "a corridoio", il tipo più diffuso in Gallura. Dall'alto della formazione rocciosa, la vista spazia sulla piana e sulla vasta distesa marina che la circonda. Dalle Bocche di Bonifacio, infatti, lo sguardo si perde verso le estensioni di mare aperto del golfo dell'Asinara; nella parte a terra, le alture con i nuraghi di Vigna Marina, Stirritoggju, La Colba, La Testa, ed altri minori, segnano i limiti dell'unità territoriale. Nella sua planimetria generale, l'insediamento di Lu Brandali risulta molto articolato: comprende un nuraghe circondato da un antemurale provvisto di diverse torri, un villaggio di capanne e ripari sotto roccia, una tomba di giganti. Oltre ai crolli dovuti alle ingiurie del tempo, attività di vario genere, dalle operazioni militari degli anni '40 a lavori di tipo artigiano, a tagli ripetuti del bosco, hanno alterato nel corso dei secoli l'aspetto e la consistenza delle strutture.
La Tomba dei Giganti
Situata a poche decine di metri dalle ultime propaggini Sud-Est del villaggio è il primo monumento che si incontra quando si raggiunge l'insediamento. Le caratteristiche della costruzione con pietre di grosse dimensioni ha fatto sì che la tradizione attribuisse questo tipo di tomba a leggendarie figure gigantesche: si tratta, in realtà, della tomba del villaggio. Quella di Lu Brandali accoglieva diverse decine di inumati di entrambi i sessi, che lo scavo archeologico ha restituito insieme a qualche monile di bronzo e di ambra. Due ciotole di terracotta rinvenute in prossimità dell'ingresso dovevano essere legate ai rituali di inumazione, forse dopo un particolare uso. Nell'are antistante il sepolcro, frammenti si stoviglie in ceramica d'impasto costituivano i resti delle offerte deposte in onore dei defunti, successivamente alla sepoltura. Sulla base di questi materiali si è potuto stabilire il momento cronologico al quale le sepolture si riferivano: l'età del Bronzo Medio avanzata e l'età del Bronzo Finale (XIV - X sec. a.C.).
Il Nuraghe
Le massicce distese di crolli lasciano vedere poco del nuraghe vero e proprio, che si ergeva sull'emergenza granitica che sovrasta la località. Quel che attualmente si può intuire, è una notevole complessità della costruzione che, sfruttando il progredire delle quota della formazione rocciosa, doveva svilupparsi su piani sfalsati, in parte collegati attraverso una scala che sfocia nella parte superiore, nel versante sudest. Alcuni filari di muratura poderosa qui conservati fanno intuire l'originaria presenza di almeno un'altra torre, ormai interamente rovinata a valle. Meglio conservato è un poderoso bastione provvisto di diverse torri, che protegge il nuraghe e che, adattandosi alla morfologia del luogo, ingloba nel suo svolgersi ampi affioramenti di roccia. Allo stato attuale, è ben visibile l'accesso all'area fortificata, che avveniva attraverso un ingresso monumentale, aperto verso Nord-Est, costruito a ridosso di uno spuntone roccioso al quale l'opera muraria si appoggia.
Il Villaggio
All'esterno dell'area fortificata, da Est a Sud, è l'estensione di un'ampia parte delle capanne che compongono il villaggio. A queste si aggiunge un rilevante numero di tafoni (cavità naturali del granito) ed anfratti aperti fra gli ammassi rocciosi, utilizzati come ripari ed abitazioni. Di questi, quello meno ospitali per dimensioni ed esposizione poco felice, sono stati utilizzati come tombe. Relativamente alle capanne, si tratta di costruzioni in muratura a doppio paramento, legata a malta di fango, che si sviluppano fra gli affioramenti rocciosi, appoggiandosi ad essi ed inglobandoli nelle strutture. Al loro interno, i piani di calpestìo sono in terra battuta, alternati a tratti affioranti del banco di roccia al quale ciascun edificio si appoggia. Ad ambienti ampi, ideali per il soggiornarvi, se ne aggregano altri di minori dimensioni, spesso destinati ad usi particolari. In alcuni di essi, si può riconoscere l'attività di piccoli laboratori domestici, quali la fabbricazione di forme ceramiche da cucina cui le donne di ciascun gruppo familiare dovevano provvedere. Gli scavi archeologici in corso stanno gradualmente restituendo dati necessari per la ricomposizione delle abitudini di vita quotidiana del villaggio: recipienti quali tegami e spiane per la cottura di cibi e focacce, forme ceramiche idonee per la bollitura del latte, sostegni da fornello in terracotta, altri provvisti di fori che dovevano sostenere gli spiedi accanto al fuoco. Frammisti a quelli materiali, abbondanti avanzi di pasto, quali ossa di bovini e ovocraprini e di uccelli, insieme a valve di conchiglie, (sopratutto patelle), e resti ossei di pesci, fanno dedurre la varietà alimentare degli abitanti di Lu Brandali: dai prodotti agropastorali a quelli provenienti dalla caccia, dalla pesca, dalla raccolta sulle rive del mare e sulla scogliera. Le fasi di vita che si sono svolte nelle parti del villaggio fino ad ora indagate sono riferibili, sulla base dei materiali rinvenuti, ad un periodo compreso fra il XIV ed il X secolo a.C..
Nessun commento:
Posta un commento